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L'ASCI-Onlus propone corsi mensili per l'inserimento e l'avanzamento per l'ottenimento di certificazioni riconosciute a livello internazionale, corsi collettivi da 6 a 8 partecipanti a tutti i livelli, ciascuno dei quali ha una durata complessiva di 36 ore suddivise in 18 lezioni bisettimanali della durata di 120 minuti: un test, da effettuarsi in qualsiasi momento presso la sede dell’ASCI, permette di valutare le competenze dello studente ed individuare il livello più idoneo alle capacità di ciascuno, al fine di agevolare l’inserimento dello studente nel corso appropriato.
Le lezioni si svolgono nelle seguenti fasce orarie:
18:30/20.30 - 20.30/22:30
costo 3 mensi di 36 ore è di 149,00 €uro
Perché imparare le lingue?
In molti paesi è perfettamente normale che la maggior parte della popolazione abbia la padronanza di tre lingue. Nell’Unione Europea queste persone hanno la possibilità di trarre pienamente vantaggio dalla cittadinanza europea e dal mercato unico. Sono in grado di muoversi più facilmente tra paesi diversi per motivi de formazione, di lavoro o di altro tipo. Le loro conoscenze linguistiche vengono apprezzate dai datori di lavoro.
Si può voler studiare una lingua straniera per capire meglio la gente del luogo quando si va in vacanza all’estero, oppure per ragioni professionali, oppure per conoscere persone di altri paesi e culture.
Sono tutti buoni motivi per imparare una lingua straniera!
INGLESE
LA LINGUA INGLESE
Per una serie di circostanze fortuite, una lingua dalle origini poco promettenti e dall'ortografia assurda si è affermata come la più diffusa di tutti i tempi, la vera "lingua franca" dei nostri giorni. Si suole pensare all'inglese come alla lingua nativa di gran parte degli americani del nord, dei britannici, degli australiani, dei neozelandesi, e di molti sudafricani. Ma è anche la lingua ufficiale di un buon numero di paesi improbabili in Africa (compreso quello più popoloso, la Nigeria) e perfino in Asia (es. Singapore).
Nonostante il suo status "ufficiale", l'inglese in diversi di questi paesi è decisamente una seconda lingua di comodo fra popoli divisi da etnie e lingue locali, al punto che può risultare scarsamente intelligibile al viaggiatore anglofono occasionale.
Anche il ruolo di "lingua franca" è affascinante. Se un uomo d'affari coreano va in Cina non parla nessuna lingua asiatica bensì l'inglese.
Cenni Storici
Quando Giulio Cesare invade la Gran Bretagna nel 55 a.C., trova un paese popolato da quella gente misteriosa che chiamiamo Celti. In tutta la storia che segue, questi Celti vengono spinti indietro da diversi invasori europei così che oggi la loro lingua sopravvive nel Galles e nel gaelico della Scozia e dell'Irlanda. In una delle piccole ironie della storia, i Celti della Cornovaglia vengono respinti oltre Manica e reintroducono la lingua celtica, il bretone - da "Britannia" - ancora oggi parlato, in un paese già latinizzato.
Giulio Cesare invade la Gran Bretagna ("veni, vidi, vici") ma si ritira con le sue legioni. L'occupazione del paese che i romani chiamano Britannia deve aspettare quasi 90 anni; viene effettuata nel 43 d.C. quando Claudio è imperatore, e dura fino al 410 d.C. quando, ad impero vacillante, le ultime legioni vengono ritirate. Questa "associazione" della durata di quasi quattro secoli lascia sorprendentemente pochi segni, sia dal punto di vista linguistico (il popolo continua a parlare celtico con qualche parola presa in prestito dal latino), sia dal punto di vista architettonico.
Dopo il ritiro delle legioni, i Celti britannici, che non sono più abituati a curarsi della propria difesa, sono di nuovo minacciati dai Pitti e Scoti, e chiamano in aiuto, 30 anni dopo la partenza degli ultimi romani, i "Sassoni" della Germania del nord. Arrivano gli Angli (da Schleswig), i Sassoni (da Holstein) ed i Juti (dall'odierna Danimarca); ma a loro turno questi rappresentano una minaccia ancora più grave per i Celti britannici, che vengono sommersi o respinti in Galles, Cornovaglia, addirittura in Bretagna. E' probabile che la leggenda di Artù sia in effetti la storia di un reuccio celtico alle prese con gli invasori teutonici.
Entro il 600 d.C., gli Anglo-Sassoni cominciano a considerarsi "inglesi" (da "Angli"). Nel 597 arriva Sant'Agostino a convertirli al cristianesimo, che rappresenta un'influenza latinizzante.
Nel periodo anglo-sassone (all'incirca dal 450 al 1100), il celtico sparisce quasi completamente dall'Inghilterra.
Dalla fine dell'ottavo secolo, e soprattutto nella seconda metà del nono secolo (specie nel periodo 865-880), il paese subisce le scorrerie di bande di Vichinghi o "Danesi" (cioè comunque scandinavi) che alla fine si mescolano agli inglesi e si convertono al cristianesimo, ma non senza aver dato un loro contributo significativo alla lingua. In questo stesso periodo, altri vichinghi si insediano sulla costa della Francia dove vengono chiamati "normanni" (uomini del nord); questi apprendono la lingua e la cultura dei francesi e saranno importantissimi per la storia d'Inghilterra duecento anni dopo.
In tutta la storia inglese, c'è una data che primeggia su ogni altra: 1066. In questa data Guglielmo Duca di Normandia ("William the Conqueror") invade attraverso la Manica, uccide Re Harold nella battaglia di Hastings, conquista il paese e si installa come re. (Questa è l'ultima invasione nella storia della Gran Bretagna.) Per più di tre secoli, nessun re d'Inghilterra parlerà inglese, perlomeno non come prima lingua. (Henry Bolingbroke, che regna dal 1399 al 1413, è il primo re veramente anglofono dopo la Battaglia di Hastings; e solo dal 1362 il Parlamento ed i tribunali usano l'inglese.)
Con l'arrivo dei francesi normanni, inizia un periodo di dicotomia linguistica. I signori (Guglielmo e la sua corte, i suoi fedeli ed eredi) parlano francese, mentre il popolo parla ancora anglo-sassone-norreno (cioè l' "inglese" dell'epoca). Questa dicotomia è evidente, ancora oggi, nei vocaboli della lingua inglese moderna. Circa metà dei vocaboli inglesi deriva dal francese o dal latino.
Già il francese di Guglielmo non è quello di Parigi, e con il passare degli anni, il francese normanno diventa anglo-normanno, sempre più mescolato all'anglo-sassone e lontano dal francese. Quando i notabili cominciano a sentirsi in imbarazzo nel parlare un francese scadente, decidono poco alla volta di adottare l'inglese.
Non si può concludere senza menzionare un gigante, che sovrasta tutti gli altri: William Shakespeare (1564-1616). Quest'uomo da solo è responsabile della creazione di molte centinaia di parole ed espressioni che vengono usate tutti i giorni nella lingua moderna. Senza il suo genio, saremmo tutti più poveri.
TEDESCO
LA LINGUA TEDESCA
Da dove viene la Lingua Tedesca?
La lingua tedesca, così come è parlata oggi, ha molte radici: si forma a partire dai secoli avanti Cristo dai dialetti germanici, anglosassoni e scandinavi, influenze che si sentono oggi soprattutto nel vocabolario. Più tardi, attraverso i romani, arrivano molte influenze dal latino che si sentono ancora, oltre che nel vocabolario, soprattutto nella grammatica del tedesco moderno.
La Storia della Lingua Tedesca
Il tedesco che si parla oggi non è quello che si parlava 500 o 1000 anni fa. È il risultato di molteplici mutamenti e influenze subite da altre lingue. Ripercorrere questo sviluppo è molto utile per capire meglio il tedesco di oggi.
Storia della Lingua: Tutto iniziò con Carlo Magno (750-1050)
I primi testi della lingua che oggi chiamiamo "Althochdeutsch" (vecchio alto-tedesco, periodo tra il 750 e il 1050) sono, per un tedesco medio di oggi, assolutamente incomprensibile, sembrano dei testi di un'altra lingua. Tutto iniziò con Carlo Magno.
Per accelerare la cristianizzazione dei popoli germanici Carlo Magno incaricò monaci e saggi a creare dei testi in un linguaggio comprensibile in tutte le parti del suo grande impero. I popoli germanici parlavano delle lingue e dei dialetti che avevano la loro origine nella lingua indoeuropea dalla quale provengono molte lingue dell'Europa di oggi. Il clero dell'epoca parlava e scriveva invece in latino che il popolo non capiva.
La nuova lingua "Althochdeutsch" che si stava sviluppando in questo modo fino alla fine dell'undicesimo secolo era una lingua fortemente artificiale, usata solo in ambiti religiosi che conteneva molti elementi dei dialetti meridionali della Germania mescolati con espressioni derivati dal latino. Non esistevano ancora regole grammaticali e ortografiche e la struttura sintattica della frase era libera. Le crescenti esigenze culturali della corte necessitavano invece lo sviluppo di una lingua più articolata e differenziata.
Nei 300 anni, dal 1050 al 1350, la lingua attraversa una fase che oggi chiamiamo "Mittelhochdeutsch" (medio alto-tedesco). È l'epoca dei cavalieri e della nobiltà feudale.
I progressi rispetto al più arcaico "Althochdeutsch" (vecchio alto-tedesco) sono notevoli, nonostante ciò anche il medio alto-tedesco è ancora molto lontano dal tedesco moderno, leggere testi del Duecento o del Trecento senza un dizionario è praticamente impossibile per uno che non è uno studioso dell'epoca. Nonostante la sua crescente diffusione il "Mittelhochdeutsch" rimaneva comunque una lingua di pochi colti con poche influenze sulla lingua parlata dal popolo - anche perché il 95% della popolazione non sapeva ne leggere ne scrivere. Solo lentamente si avvicinano il linguaggio del popolo e quello dei colti.
Nei secoli precedenti erano soprattutto l'ambiente della corte e della chiesa a formare la lingua tedesca, ora è la borghesia nelle città l'artefice principale della crescente diffusione di un linguaggio sempre più unificato. La rapida diffusione della nuova tecnologia della stampa con lettere mobili inventata intorno al 1450 da Gutenberg, la crescente diffusione della capacità di leggere e scrivere, l'aumento dei documenti commerciali scritti, la fondazione delle prime università e in particolare la traduzione della Bibbia per opera di Martino Lutero fanno sì che il tedesco si diffonda sempre di più rispetto al latino e anche rispetto ai resti dei dialetti più antichi germanici.
Si comincia a scrivere i sostantivi con le lettere maiuscole, e la posizione diversa del verbo in frasi principali e frasi subordinate diventa una norma. Dopo il 1650 si rafforzano le tendenze verso una unificazione, le molte differenze e varianti nel lessico, nell'ortografia e nella grammatica diventano sempre meno e fino alla fine del '700 la versione del tedesco centro-orientale si impone sugli altri dialetti. La definita fissazione delle regole della grammatica, dell'ortografia e anche della pronuncia è opera del '800 e del '900.
Nell'800, e più precisamente con la corrente letteraria del Romanticismo nasce un forte interesse per la storia della lingua tedesca. Sono innanzitutto due scienziati, i fratelli Grimm, che si occupano di questo nuovo campo della ricerca. Essi sono noti al grande pubblico soprattutto per le loro raccolte di fiabe e favole tedesche, ma la loro importanza per la nascente scienza della "Germanistica" va molto oltre. La fondazione del Reich, cioè del primo stato unitario della Germania nel 1871, rafforzò tutte le tendenze ad unificare e standardizzare la lingua tedesca: un importante passo in questa direzione era l'introduzione dell'obbligo scolastico in tutto il territorio del nuovo stato nel 1871.
Due altre opere vanno nominate in questo contesto: il "Vollständiges Orthographisches Wörterbuch" di Konrad Duden nel 1880 che da allora è chiamato semplicemente "Il Duden" e che rappresenta fino ad oggi lo standard della lingua tedesca ed il libro di Theodor Sieb "Deutsche Bühnenaussprache" del 1898 che cercò per la prima volta di stabilire delle regole valide in tutto il paese per le pronuncia del tedesco.
Il ventesimo secolo vide soprattutto una crescente importanza della lingua inglese con l'entrata di numerose parole di origine straniera nel linguaggio comune, un enorme aumento del vocabolario della lingua in generale, soprattutto la nascita e la crescita di molti linguaggi tecnici e particolari dovuta allo sviluppo delle scienze e della tecnica. Ci sono state due riforme dell'ortografia, la prima nel 1901 e la seconda nel 1996-1998.
FRANCESE
LA LINGUA FRANCESE
Origine e consolidamento del francese
L’origine del roman francese è da far risalire alle ondate di invasioni che interessarono la Gallia: quelle dei Romani prima, quelle germaniche e nordiche poi. Il primo testo conosciuto in francese è il Serment de Strasbourg risalente al secolo VIII, più precisamente all’842. A l’inizio del XIV secolo si sviluppa il moyen français finchè nel XVI secolo si allarga e si perfeziona la lingua letteraria : presto si inseriranno l’opera dei grammatici, degli scrittori e soprattutto dell’Académie Française. Lo sviluppo della monarchia francese, nel fiorire delle arti, delle scienze, dell’attività commerciale, militare e diplomatica, creerà poi terreno fertile per il raffinamento della lingua, fino alla sua chiarezza e nitidezza totale.
La diffusione del francese nel mondo
Il francese si situa al 9º posto tra le lingue più parlate nel mondo. Ciò significa che più di 169 milioni di persone nel mondo sono francofone.
Ecco qualche dato sulla diffusione del francese nel mondo: in Europa la lingua francese è parlata soprattutto in Belgio (dal 70% della popolazione), in Svizzera (20% della popolazione) ed in Lussemburgo.
In Italia, nella regione autonoma della Valle d’Aosta, il francese è riconosciuto come lingua ufficiale. Nell’intera Unione Europea il francese è secondo solo al tedesco, ma batte l’inglese.
La diffusione in America è dovuta soprattutto alla percentuale di francofoni concentrati in Canada (in particolare nel Québec). Sul resto del suolo americano si trovano comunità francofone nella Louisiana.
Ma è l’Africa che raccoglie circa il 75% della popolazione francofona mondiale: la regione subsahariana e il Maghreb (con Tunisia, Algeria e Marocco) sono i luoghi di maggiore concentrazione, dove la lingua ufficiale resta l’arabo, ma dove il francese è considerato lingua d’accesso non solo alla cultura europea, ma all’universo scientifico e tecnico.
La sola regione subsahariana conta circa 39’5 milioni di francofoni di cui 34% in Africa equatoriale dell’ovest, 29% in Africa tropicale, 25% in Africa equatoriale dell’est, e infine 14% in Africa del sahel. Il Maghreb conta più di 33’4 milioni di francofoni (64% dei Tunisini, 57% degli Algerini e 41’5% dei Marocchini) e qui la presenza francofona è quindi molto forte.
In Asia è soprattutto la penisola indocinese a raccogliere la maggior parte dei francofoni (in Vietnam 375.000 francofoni).
Nel Medio Oriente il Libano è la punta di diamante della francofonia, con 1.500.000 francofoni.
Si devono poi considerare anche i dipartimenti francesi d’oltre mare, come Guadalupa, Martinica e la Guyana francese.
SPAGNOLO
LA LINGUA SPAGNOLA
Origine dello spagnolo
La lingua spagnola nasce a partire dal dialetto romanico di Castiglia la Vecchia, il Castellano, regione che per il suo preminente ruolo politico, storico e culturale nell’unificazione e nella storia del paese, si è divulgato come lingua nazionale nel resto della Spagna, e di conseguenza in America Latina, con il nome di spagnolo anche se veramente si chiama castigliano. La derivazione di questa lingua dal latino è visibile nella struttura grammaticale e lessico, anche se sono molto riconoscibili gli influssi di altre lingue iberiche e l’arabo.
I primi testi in spagnolo sono las jarchas (del 1042) ma i caratteri con cui sono scritti sono arabi oppure ebrei.
Consolidamento del castigliano
Il primo testo letterario scritto interamente in castigliano è il Cantar de mio Cid (XII secolo), ma è con Alfonso el Sabio (re di Castiglia dal 1252 al 1284) che la lingua acquista una certa uniformità e il prestigio di una lingua nazionale. Castiglia recupera i territori sotto controllo mussulmano ed il castigliano si espande, essendo questa la lingua attraverso la quale si sono tradotte le grandi opere storiche, giuridiche, letterarie e scientifiche della cultura orientale.
Lo spagnolo arriva in America
Nel 1492, quando Cristoforo Colombo arriva in America, il castigliano era già consolidato nella penisola. In questo continente si è arricchito con l’apporto delle lingue aborigeni d’America Latina. A partire dal XVI secolo si è imposto la denominazione di spagnolo diventando lingua nazionale. Dal 1492 fino ad oggi, lo spagnolo si è propagato per i cinque continenti.
Oltre ad essere la lingua ufficiale di Spagna e di diciannove paesi di America ed il Caribe, è l’idioma nativo in qualche zone degli Stati Uniti (Nuevo Mexico, Arizona, Texas, California e Florida). New York e Los Angeles hanno, rispettivamente, più di un milione di persone che parlano spagnolo.
Lo spagnolo in altre parti del mondo
Lo spagnolo si parla anche nelle Filippine (circa un milione e mezzo di persone), nell’isola di Pasqua (territorio cileno), in Marocco e Guinea Equatoriale, dove lo parlano 300.000 abitanti.
Lo spagnolo è lingua ufficiale delle Nazioni Unite, l’Unione Europea ed altri organismi internazionali.
Quasi 400 milioni di persone in 21 paesi diversi lo parlano.



























